Trust Talks n.2 - Il Trust nelle procedure di concordato preventivo, il caso La Perla con Piero Aicardi

Il trust interno in Italia è utilizzato soprattutto nelle famiglie con finalità di passaggio generazionale, protezioni patrimoniale, in famiglie con soggetti disabili e nel Dopo di Noi. Negli ultimi anni però sta iniziando ad avere una diffusione anche nel mondo delle imprese e nei casi di crisi d'impresa. 

Il caso di cui parliamo oggi è quello di un trust di scopo (senza beneficiari) che si è mostrato molto utile in una importante procedura di concordato preventivo liquidatorio, quello della famoso azienda di intimo bolognese, La Perla.

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Trascrizione podcast:

L’Italia ormai ha un’esperienza trentennale nell’uso dei trust. Lo Studio Paolo Gaeta lancia la serie podcast TrustTalks con l'obiettivo di condividere con i maggiori esperti italiani e internazionali le esperienze maturate fino ad oggi e per comprendere usi e applicazioni dei trust oltre le prospettive di sviluppo del wealth management. Queste le prossime TrustTalks le potete trovare nel sito www.studiogaeta.com.


Per la nostra puntata di oggi del podcast sul mondo dei trust e del wealth management, abbiamo con noi il dottore Piero Aicardi, dottore commercialista in Bologna, specializzato in soluzioni di crisi d'impresa, procedure concorsuali, consulenze giudiziali. Il dottore Aicardi ricopre incarichi in consigli di amministrazione e collegi sindacali di numerose aziende.


Buongiorno dottor Aicardi, nell'ambito delle disposizioni di legge relative alla crisi d'impresa, un posto di rilievo lo assumono le procedure di concordato preventivo, ci racconta qual’è la sua esperienza in materia di trust di scopo utili alla chiusura di procedure di concordato preventivo in riferimento ad un'importante azienda italiana della moda fondata nella Sua città di Bologna degli anni 50 e ci dice anche magari di che azienda si parla?


Intanto grazie di avermi invitato a questo TrustTalk anche se io non sono affatto un esperto di trust bensì posso definirmi un esperto di crisi di impresa e di procedure concorsuali. I trust non li ho mai frequentati se non proprio come curatore fallimentare perché nella mia carriera mi è capitato di vedere per lo più trust fatti male con lo scopo solo di provare a eludere le norme sul principio della responsabilità illimitata del debitore. Quindi devo dirvi che la vicenda che andrò a narrare è stata per me piuttosto originale e devo dire sinceramente che ho valutato come in realtà invece il trust sia uno strumento assolutamente degno di essere utilizzato, degno della sua collocazione che ha nel nostro ordinamento nell'ambito dei negozi di tipo fiduciario, nell'ambito di questa procedura del concordato di cui mi faceva cenno che parliamo de La Perla, quindi quel brand di moda notissimo nell'intimo che ebbe un dissesto una decina di anni fa e che è stato salvato appunto con una procedura di concordato preventivo di tipo liquidatorio di cui io sono stato il liquidatore giudiziale cioè nominato dal tribunale. Il tema è che nel concordato preventivo liquidatorio, a differenza del fallimento, dove qualche norma sulla chiusura anticipata della procedura, anche in pendenza di contenziosi, è stata inserita, nel concordato liquidatorio questa norma non c'è. Quindi accade che quando il liquidatore giudiziale ha provveduto all'integrale liquidazione dei beni, appunto, il cui ricavato va assegnato ai creditori, non si è poi in grado di chiudere la procedura perché esistono ancora dei contenziosi promossi da uno o più creditori in relazione all'esistenza ed eventualmente al grado di privilegio del loro credito. Questo fatto fa sì che la tendenza di un giudizio volto ad accertare chi è il titolare legittimo di un diritto di credito possa impedire a tutti i creditori di vedere chi usa la procedura con un danno non indifferente. Se si pensa innanzitutto, ad esempio, al fatto che solo con la chiusura della procedura si possa emettere la nota di accredito sull'iva non incassata articolo 26 del decreto 633 del ‘72. Non è poca cosa se pensiamo che l'iva è normalmente il 22% rappresenta una percentuale importante se si pensa che i concordati preventivi liquidatori devono almeno pagare il 20%, quindi potrebbe essere una percentuale di recovery praticamente analoga a quella che il concordato prevede. Adesso, nella fattispecie Perla ha pagato molto, molto di più, perché in realtà nell'ambito della liquidazione dei beni, facemmo una delle prime procedure competitive per la vendita dell'azienda e il prezzo andò alle stelle. Detto ciò, il tema si è proposto perché avevo appunto liquidato tutti i beni, realizzato tutto l'attivo, ma avevo ancora pendente un contenzioso piuttosto importante con un creditore che assumeva di vantare un credito importante e aveva promosso azioni, procedimento ordinario già in grado d'appello e non era stato possibile transigerlo. La brillante intuizione del nostro giudice delegato, napoletano e grandissimo esperto non solo di diritto fallimentare ma anche di diritto dei trust, la sua brillante intuizione è stata quella di farmi costituire un trust di scopo nel quale abbiamo versato le somme massime richieste da questo creditore e prevedendo nel regolamento del trust che queste somme sarebbero state assegnate a quel creditore se ed in quanto una sentenza passata in giudicato avesse stabilito che spettavano ad esso, ovvero venivano ripartite fra tutti gli altri creditori e partecipanti al concorso nell'ipotesi in cui la sentenza avesse detto il contrario e ovviamente salve tutte le posizioni intermedie fra sentenza che accoglie in toto o sentenza che accoglie in parte la richiesta di questo creditore. Quindi abbiamo istituito questo trust di scopo con queste finalità, è stato nominato un trustee professionista, un collega che si occupa prevalentemente di queste attività e io come organo della procedura, ho mantenuto il ruolo di guardiano. Fatto questo trust è stato possibile di chiudere la procedura di concordato preventivo e quindi permettere ai creditori di mettere le loro note di accredito e di conseguenza anche chiudere la società e cancellarla dal registro delle imprese.


Qual è il tempo, secondo Lei, che si è risparmiato attraverso questa soluzione rispetto a quella che è la Sua esperienza, quale potrebbe essere stato il tempo risparmiato?


Diciamo un paio d'anni fa abbiamo fatto il trust e i giudizi con quel creditore sono ancora in corso, la durata media di un giudizio, considerando i vari gradi, considerando che dalla cassazione può tornare in appello e via discorrendo, sicuramente abbiamo risparmiato tre, quattro, cinque anni e sicuramente tempi importanti. E le dirò di più, approfittando del fatto che avevamo individuato questa soluzione attraverso il trust ne abbiamo, giacche c'eravamo, costituito anche un secondo dove sono state apportate le somme destinate ai creditori irreperibili. Nel corso della procedura, che è durata qualche anno, alcuni creditori che inizialmente erano ammessi a partecipare al concorso non si sono più trovati perché come può accadere falliscono e le somme però ad essi spettanti sono somme che fintanto che non si prescrive il ruolo di credito spettano ad essi, per cui abbiamo costituito anche un secondo trust per i cosiddetti creditori irreperibili dove ho apportato i denari destinati ad essi e questo trust prevede che man mano che i loro crediti si prescrivono i denari vanno a essere distribuiti a favore degli altri creditori, viceversa, se qualcuno di questi creditori si appalesa, ha diritto ad avere il pagamento di quanto gli spetta. Ovviamente abbiamo dato molta enfasi dell'esistenza di questi trust nel presentare il bilancio finale di liquidazione e nel presentare l'istanza al tribunale volta ad accettare la venuta completa esecuzione del concordato in modo tale che vi fosse massima pubblicità di questi due trust.


Volendo sintetizzare la Sua esperienza cercando un po' di fare un bilanciamento tra pro e contro cosa si sentirebbe di dire?



Ma diciamo questo, i pro senz'altro sono tanti in termini appunto di rapidità di chiusura della procedura, con conseguente vantaggio per i creditori e i contro diciamo l'onerosità del trust che non è tanto per le figure professionali che lo devono gestire, che in realtà sono oneri ridicoli a fronte del vantaggio che si ottiene con la sua esecuzione, quanto la problematica fiscale oggi assurdamente interpretata dall'agenzia delle entrate che ci ha posto il dubbio se era giusto correre il rischio di una tassazione così gravosa a carico di un trust che viene costituito con denaro dei creditori. La soluzione però poi che abbiamo adottato e quindi poi gli orientamenti che ormai sono univoci da parte della giurisprudenza in materia ci ha fatto propendere per fare comunque l'operazione perché quella assurda tassazione in qualche maniera viene evitata.


Dottore la ringrazio molto. Che esperienza, è molto interessante e quindi grazie al contributo che oggi ci ha portato.


Bene sono io che ringrazio voi, buon proseguimento grazie.


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